Siamo esseri o inter-esseri? La vera storia della vespina del fico

Are we being or inter being? The true story of the fig wasp Somos seres o inter.seres? La verdadera historia de la avispa de la higuera

Giovanna Benatti

6/7/202610 min read

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Siamo esseri o inter-esseri?

La vera storia della vespina del fico

La vespa del fico (scientificamente chiamata Blastophaga psenes) è un piccolissimo insetto impollinatore fondamentale per la sopravvivenza e la riproduzione del fico comune (Ficus carica).

Non si tratta di una vespa comune: è un imenottero minuscolo, del tutto innocuo per l'uomo e privo di pungiglione. Il legame tra questo insetto e la pianta è uno dei più straordinari esempi di mutualismo obbligato (o coevoluzione) in natura: nessuno dei due potrebbe sopravvivere senza l’altro.

Come funziona la riproduzione e l’impollinazione: Il fico non è un singolo frutto, ma un'infiorescenza chiusa (chiamata siconio) che contiene centinaia di piccoli fiori al suo interno. Esistono due tipi principali di piante di fico: Il caprifico (o fico maschio): Produce polline e funge da "nido" per le vespe. I suoi frutti non sono commestibili. Il fico vero (o fico femmina): Produce i fichi dolci e carnosi che noi mangiamo. Il ciclo biologico si articola in fasi precise: La deposizione: La vespa femmina entra nel fico maschio attraverso una stretta apertura alla base (chiamata ostiolo). Durante il passaggio forzato perde le ali e le antenne. Una volta dentro, depone le uova nei fiori maschili e muore.

La nascita e l'accoppiamento: I maschi nascono per primi, sono privi di ali e il loro unico scopo è fecondare le femmine ancora racchiuse nelle loro galle, per poi scavare un tunnel d'uscita e morire all'interno del fico.Il viaggio: Le nuove femmine fecondate escono dal fico maschio attraverso i tunnel, caricandosi del polline rilasciato dai fiori interni. Volano quindi alla ricerca di un nuovo fico in cui deporre le uova.

Mangiamo davvero le vespe quando mangiamo i fichi?La risposta breve è no, non stiamo mangiando insetti morti. Quando la vespa femmina carica di polline entra per errore in un fico femmina (quello commestibile), la conformazione dei fiori le impedisce di deporre le uova. La vespa muore all'interno dopo aver compiuto l’impollinazione.

Tuttavia, il fico produce un enzima specifico chiamato ficina. Questo enzima digerisce e dissolve completamente il corpo dell'insetto, scomponendolo e integrandolo sotto forma di proteine all'interno del frutto ben prima che questo arrivi a maturazione. I granelli croccanti che si avvertono sotto i denti non sono parti di insetti, ma i veri e propri semi del fico (acheni) nati dall'avvenuta impollinazione.

La vespa del fico (Blastophaga psenes) e l'albero del fico costituiscono una delle più potenti e perfette metafore biologiche dell'interdipendenza filosofica, in particolare se letta attraverso le lenti del buddhismo (Pratītyasamutpāda), dell'ecofilosofia e della decostruzione dell’Io.

Ecco come questa relazione si traduce in concetti filosofici:

1. La Co-esistenza Radicale (Nessuno esiste in sé). Nella filosofia buddista, il concetto di Pratītyasamutpāda (coproduzione condizionata) afferma che nessuna cosa ha un'esistenza indipendente; tutto sorge in dipendenza da cause e condizioni.

La metafora: La vespa non è un "ospite" del fico, e il fico non è solo il "contenitore" della vespa.

Senza la vespa, il fico è sterile e la sua specie si estingue; senza il fico, la vespa non ha un luogo dove nascere o riprodursi.

Il significato: L'identità di un essere non risiede nei suoi confini fisici, ma nelle sue relazioni. Essi non sono due entità separate che collaborano, ma un unico processo vitale diviso in due corpi

2. Il Sacrificio dell'Individualità e la Trasformazione. La morte della vespa all'interno del fico commestibile, dove viene digerita dall'enzima ficina, offre una straordinaria metafora sul superamento del dualismo “Io-Altro".

La metafora: La vespa entra nel fico, perde le ali, muore e viene letteralmente assimilata. Diventa la dolcezza del frutto stesso.Il significato: Questa è la metafora della dissoluzione dell'ego.

L'individuo (la vespa) cessa di esistere come entità isolata per permettere la fioritura di un sistema più grande (il frutto e i futuri alberi). La morte non è una fine, ma una metamorfosi all'interno della rete della vita: la vespa "diventa" il fico.

3. La Critica all'Antropocentrismo (L'illusione dell’Autonomia)

Gli esseri umani tendono a considerarsi soggetti autonomi che "usano" la natura come uno sfondo o una risorsa.

La metafora: Quando mangiamo un fico, pensiamo di consumare un prodotto vegetale isolato. In realtà, stiamo assimilando il risultato di un ciclo millenario che include il volo di un insetto, la perdita delle sue ali e un processo biochimico di digestione.Il significato: In chiave ecofilosofica (come nel pensiero di Timothy Morton o della Deep Ecology), questa simbiosi ci ricorda che l'autonomia è un'illusione. Siamo tutti "composti" da altri esseri.

Il corpo umano stesso, che dipende da miliardi di batteri nel microbioma per sopravvivere, è esattamente come quel fico: un ecosistema che cammina.Summary filosofico. Se volessimo riassumere questa metafora in una formula filosofica, potremmo dire che la vespa e il fico dimostrano che l'Essere è, in realtà, un Inter-essere.

Non esiste un "fico" e una "vespa", esiste solo l'atto del loro co-crearsi.

Are We Beings or Inter-Beings?

The Story of the Fig Wasp

The fig wasp (scientifically called Blastophaga psenes) is a tiny pollinating insect essential to the survival and reproduction of the common fig (Ficus carica).

It is not a common wasp: it is a tiny Hymenopteran, completely harmless to humans and stingless. The bond between this insect and the plant is one of the most extraordinary examples of obligate mutualism (or coevolution) in nature: neither could survive without the other.

How Reproduction and Pollination Works: The fig is not a single fruit, but a closed inflorescence (called a syconium) containing hundreds of small flowers. There are two main types of fig plants:

The caprifig (or male fig): It produces pollen and serves as a "nest" for wasps. Its fruits are not edible.

The true fig (or female fig): Produces the sweet, fleshy figs we eat.

The life cycle is divided into specific phases:

Oviposition: The female wasp enters the male fig through a narrow opening at the base (called the ostiole). During the forced passage, she loses her wings and antennae. Once inside, she lays her eggs in the male flowers and dies.

Birth and mating: The males are born first; they are wingless and their sole purpose is to fertilize the females still enclosed in their galls, then dig an exit tunnel and die inside the fig. The journey: The newly fertilized females exit the male fig through the tunnels, feeding on pollen released by the internal flowers. They then fly in search of a new fig in which to lay their eggs.

Do we really eat wasps when we eat figs? The short answer is no, we are not eating dead insects. When a pollen-laden female wasp accidentally enters a female fig (the edible one), the shape of the flowers prevents her from laying eggs. The wasp dies inside after completing pollination.

However, the fig produces a specific enzyme called ficin. This enzyme digests and completely dissolves the insect's body, breaking it down and integrating it into proteins within the fruit well before it ripens. The crunchy grains you feel under your teeth are not insect parts, but the actual fig seeds (achenes) produced by pollination.

The fig wasp (Blastophaga psenes) and the fig tree constitute one of the most powerful and perfect biological metaphors of philosophical interdependence, particularly when read through the lenses of Buddhism (Pratītyasamutpāda), ecophilosophy and the deconstruction of the Self.

Here is how this relationship translates into philosophical concepts:

1. Radical Co-existence (No one exists in itself). In Buddhist philosophy, the concept of Pratītyasamutpāda (conditional co-production) states that no thing has independent existence; everything arises depending on causes and conditions.

The metaphor: The wasp is not a "host" of the fig, and the fig is not just the "container" of the wasp.

Without the wasp, the fig is sterile and its species becomes extinct; without the fig, the wasp has nowhere to be born or reproduce.

The meaning: The identity of a being does not lie in its physical boundaries, but in its relationships. They are not two separate entities that collaborate, but a single life process divided into two bodies.

2. The Sacrifice of Individuality and Transformation. The death of the wasp inside the edible fig, where it is digested by the enzyme ficin, offers an extraordinary metaphor on overcoming the "Self-Other" dualism.

The metaphor: The wasp enters the fig tree, loses its wings, dies and is literally assimilated. It becomes the sweetness of the fruit itself. The meaning: This is the metaphor of the dissolution of the ego.

The individual (the wasp) ceases to exist as an isolated entity to allow a larger system (the fruit and future trees) to flourish. Death is not an end, but a metamorphosis within the web of life: the wasp "becomes" the fig.

3. The Critique of Anthropocentrism (The Illusion of Autonomy)

Humans tend to see themselves as autonomous subjects who "use" nature as a backdrop or resource.

The metaphor: When we eat a fig, we think we are consuming an isolated plant product. In reality, we are assimilating the result of a thousand-year cycle that includes the flight of an insect, the loss of its wings and a biochemical process of digestion. The meaning: From an ecophilosophical perspective (as in the thinking of Timothy Morton or Deep Ecology), this symbiosis reminds us that autonomy is an illusion. We are all "composed" of other beings.

The human body itself, which depends on billions of bacteria in the microbiome to survive, is exactly like that fig tree: a walking ecosystem.Philosophical summary. If we wanted to summarize this metaphor in a philosophical formula, we could say that the wasp and the fig demonstrate that Being is, in reality, an Inter-being.

There is no such thing as a "fig" and a "wasp", there is only the act of their co-creation.

¿Somos seres O inter-seres?

La verdadera historia de la avispita de la higuera

La avispa de la higuera (nombre científico: Blastophaga psenes) es un diminuto insecto polinizador esencial para la supervivencia y reproducción de la higuera común (Ficus carica).No es una avispa común: es un himenóptero minúsculo, completamente inofensivo para los humanos y sin aguijón. El vínculo entre este insecto y la planta es uno de los ejemplos más extraordinarios de mutualismo obligado (o coevolución) en la naturaleza: ninguno podría sobrevivir sin el otro.

Cómo funcionan la reproducción y la polinización: La higuera no es un solo fruto, sino una inflorescencia cerrada (llamada sicono) que contiene cientos de pequeñas flores. Existen dos tipos principales de higueras:

La higuera macho (o caprihiguera): Produce polen y sirve de nido para las avispas. Sus frutos no son comestibles.

La higuera hembra (o higuera verdadera): Produce los higos dulces y carnosos que comemos. El ciclo de vida se divide en fases específicas:

Oviposición: La avispa hembra entra en el higo macho a través de una estrecha abertura en la base (llamada ostíolo). Durante el paso forzado, pierde sus alas y antenas. Una vez dentro, deposita sus huevos en las flores masculinas y muere.

Nacimiento y apareamiento: Los machos nacen primero; no tienen alas y su único propósito es fertilizar a las hembras que aún se encuentran dentro de sus agallas, luego excavan un túnel de salida y mueren dentro del higo. El viaje: Las hembras recién fertilizadas salen del higo macho a través de los túneles, alimentándose del polen liberado por las flores internas. Luego vuelan en busca de un nuevo higo donde depositar sus huevos.

¿De verdad comemos avispas cuando comemos higos? La respuesta corta es no, no comemos insectos muertos. Cuando una avispa hembra cargada de polen entra accidentalmente en un higo hembra (el comestible), la forma de las flores le impide depositar los huevos. La avispa muere en el interior tras completar la polinización.

Sin embargo, la higuera produce una enzima específica llamada ficina. Esta enzima digiere y disuelve por completo el cuerpo del insecto, descomponiéndolo e integrándolo en las proteínas del fruto mucho antes de su maduración. Los granos crujientes que sientes bajo tus dientes no son partes de insectos, sino semillas de higo (aquenios) nacidas de la polinización.

La avispa de la higuera (Blastophaga psenes) y la higuera constituyen una de las metáforas biológicas más poderosas y perfectas de la interdependencia filosófica, especialmente vista a través de la perspectiva del budismo (Pratītyasamutpāda), la ecofilosofía y la deconstrucción del yo. Así es como esta relación se traduce en conceptos filosóficos:

1. Coexistencia radical (Nada existe por sí mismo). En la filosofía budista, el concepto de Pratītyasamutpāda (coproducción condicionada) afirma que nada tiene una existencia independiente; todo surge en dependencia de causas y condiciones.

La metáfora: La avispa no es un "huésped" de la higuera, y la higuera no es simplemente el "contenedor" de la avispa.

Sin la avispa, la higuera es estéril y su especie se extingue; sin la higuera, la avispa no tiene dónde nacer ni reproducirse.

El significado: La identidad de un ser no reside en sus límites físicos, sino en sus relaciones. No son dos entidades separadas que colaboran, sino un único proceso vital dividido en dos cuerpos.

2. El sacrificio de la individualidad y la transformación. La muerte de la avispa dentro del higo comestible, donde es digerida por la enzima ficina, ofrece una notable metáfora para superar el dualismo "Yo-Otro".

La metáfora: La avispa entra en el higo, pierde sus alas, muere y es literalmente asimilada. Se convierte en la dulzura del fruto mismo. El significado: Esta es una metáfora de la disolución del ego.

El individuo (la avispa) deja de existir como entidad aislada para permitir el florecimiento de un sistema mayor (el fruto y los futuros árboles). La muerte no es un final, sino una metamorfosis dentro de la red de la vida: la avispa se «convierte» en la higuera.

3. La crítica del antropocentrismo (La ilusión de la autonomía)

Los seres humanos tienden a considerarse sujetos autónomos que «utilizan» la naturaleza como telón de fondo o recurso.

La metáfora: Cuando comemos un higo, pensamos que consumimos un producto vegetal aislado. En realidad, estamos asimilando el resultado de un ciclo milenario que incluye el vuelo de un insecto, la pérdida de sus alas y un proceso bioquímico de digestión. El significado: Desde una perspectiva ecofilosófica (como la de Timothy Morton o la ecología profunda), esta simbiosis nos recuerda que la autonomía es una ilusión. Todos estamos «compuestos» de otros seres. El cuerpo humano, que depende de miles de millones de bacterias en el microbioma para sobrevivir, es exactamente como esa higuera: un ecosistema andante.

Resumen filosófico: Si quisiéramos resumir esta metáfora en una fórmula filosófica, podríamos decir que la avispa y el higo demuestran que el Ser es, en realidad, un Inter-ser.

No existen un "higo" y una "avispa", sólo existe el acto de su cocreación.